LA CETRA ANGELICA
1571 24. All'epoca in cui Francesco era presso Rieti,
alloggiando per alcuni giorni in una camera dl Tebaldo Saraceno
per motivo del suo male d'occhi, disse una volta a uno dei
compagni che nel mondo aveva imparato a suonare la cetra:
«Fratello, i figli di questo secolo non sono sensibili
alle cose divine. Usano gli strumenti musicali, come cetre,
arpe a dieci corde e altri, per la vanità e il peccato,
contro il volere di Dio, mentre nei tempi antichi gli uomini
li utilizzavano per la lode di Dio e il sollievo dello spirito.
Io vorrei che tu acquistassi di nascosto una cetra da qualche
onesto uomo, e facessi per me una canzone devota. Ne approfitteremmo
per accompagnare le parole e le lodi del Signore. Il mio corpo
è afflitto da una grande infermità e sofferenza;
così, per mezzo della cetra bramerei alleviare il dolore
fisico, trasformandolo in letizia e consolazione dello spirito».
Francesco di fatti aveva composto alcune laudi al Signore
durante la sua malattia e le faceva talora cantare dai compagni
a gloria di Dio e a conforto della sua anima, nonché
allo scopo di edificare il prossimo
Il fratello gli rispose: «Padre, mi vergogno di andare
a chiedere una cetra, perché la gente di questa città
sa che io nel secolo sonavo la cetra, e temo che mi sospettino
ripreso dalla tentazione di suonare». Francesco concluse:
«Bene, fratello, lasciamo andare».
La notte seguente il Santo stava sveglio. Ed ecco sulla mezzanotte,
fremere intorno alla casa dove giaceva il suono di una cetra:
era il canto più bello e dilettoso che avesse udito
in vita sua. L'ignoto musicista si scostava tanto lontano,
quanto potesse farsi sentire, e poi si riavvicinava, sempre
pizzicando lo strumento. Per una grande ora durò quella
musica. Francesco, intuendo che quella era opera di Dio e
non di un uomo, fu ricolmo di intensa gioia, e con il cuore
esultante e traboccante di affetto lodò il Signore
che lo aveva voluto deliziare con una consolazione così
soave e grande.
Al mattino, alzandosi, disse al compagno: «Ti avevo
pregato, fratello, e tu non mi hai esaudito. Ma il Signore
che consola i suoi amici posti nella tribolazione, questa
notte si è degnato di consolarmi». E narrò
l'esperienza avuta. Stupirono i fratelli, comprendendo che
si trattava di un grande miracolo, e conclusero che Dio stesso
era intervenuto a portare gioia a Francesco.
In effetti, non solo a mezzanotte, ma anche al terzo rintocco
della campana, per ordine del podestà, nessuno poteva
circolare per la città. D'altronde, come Francesco
riferì, la cetra sonante andava e tornava nel silenzio,
senza parole di bocca umana, e ciò per una grande ora,
a sollievo del suo spirito .